Ogni tanto sui media nazionali si torna a parlare di copyright e di pirateria. Se ne parla molto ma spesso in maniera molto superficiale. Per sviscerare la questione bisogna partire dal presupposto che nell'ultimo decennio e' cambiato completamente il modo di comunicare e di far circolare idee e conoscenze. E' evidente che in questo contesto le normative sul copyright scritte quando i treni andavano a vapore stridono con la realtà dei tempi e necessitano di essere riscritte per essere al passo con i tempi.
Athos Gualazzi, presidente dell'Associazione Partito Pirata, parla a TG3 Neapolis del libero download dei contenuti digitali. Due sono i punti che da operatore del settore trovo particolarmente interessanti oltre che assolutamente condivisibili:
1) Non c'e' rapporto di proporzionalità diretta tra la quantità di file scaricati in maniera illegale ed il danno prodotto ai detentori del copyright in forma di mancato quadagno.
2) Questo cambiamento nel modo di comunicare apre la porta a nuovi modelli di business, piu' efficienti in termini assoluti e piu' convenienti per la collettività.
Chi scarica, nella stragrande maggioranza dei casi, non lo fa' in alternativa all'acquisto, lo fa piuttosto per "assaggiare" un determinato contenuto. Se il contenuto non fosse disponibile in forma gratuita per l'assaggio, esso sarebbe semplicemente ignorato. Facciamo un esempio. Supponiamo di sentir parlare di un nuovo gruppo rock. Nessuno si sogna di andare in un negozio di CD, sempre che ne esistano ancora, a comprare il loro album. Piu' probabile che qualcuno cerchi un paio di .mp3 per vedere che tipo di musica fanno questi signori. Se la musica piace magari viene anche voglia di andare a vedere una serata dal vivo, o visitare il loro sito web, o diventare fan del loro gruppo su Facebook. Tutte azioni che producono valore economico reale e misurabile per il nuovo gruppo rock e che sono precursore all'acquisto di ulteriore contenuto a pagamento.
Ovvio che una casa produttrice che vive di posizione dominante storga il naso. Evidente anche che essa ne subisca anche una certa perdita economica, perdita che comunque va a vantaggio di altri soggetti piu' moderni e piu' efficienti. Faccio notare che la legge nei paesi democratici tutela la liberta' del mercato ed i diritti dei consumatori, piuttosto che proteggere le posizioni dominanti. Ergo la riscrittura delle regole del copyright e' necessaria.
Lavoro nel settore della pubblicità su Internet da piu' di 13 anni. Conosco una moltitudine di soggetti produttori e distributori di contenuto digitale. Sebbene molti abbiamo subito un danno dalla pirateria, alcuni fino a scomparire del tutto, molti altri, in pari misura, hanno approfittato del file sharing per veicolare il loro contenuto di esempio (frammenti di audio/video/testo a durata limitata, bassa risoluzione o semplicemente non piu' attualissimi) ottenendone un concreto vantaggio economico. Prendiamo Tizio, brillante ma sconosciuto analista finanziario. Tizio fa circolare liberamente i suoi contenuti con la dicitura: "Mi presento, sono un analista finanziario free lance, questo e' un mio rapporto parziale sulla situazione economica del Brasile. Sul mio sito e' disponibile dietro compenso il rapporto completo e le previsioni per il prossimo anno. Disponibili anche rapporti per singolo settore di interesse o per gli altri paesi del continente latino-americano. Nessun canone, nessun abbonamento, paghi solo per cio' che ti interessa."
In questo contesto, gia' attuale, lo studente universitario scarica la versione demo piu' che sufficiente per i suoi scopi, l'investitore trova uno strumento di analisi extra, magari anche low cost e indipendente e l'autore riceve un equo compenso per il suo lavoro. Tutti ci guadagnano compresa la libertà e la pluralità dell'informazione ed in cascata il progresso dell'intera civiltà umana. Allo stesso modo il blogger non vende copie dei suoi articoli ma li offre al pubblico. Se il pubblico pensa che siamo minchiate le ignora, altrimenti il blogger genera traffico sul proprio sito che si traduce in entrate pubblicitarie direttamente proporzionali alle sua capacità, alla sua bravura, ed al suo impegno. Limpido, equo, democratico ed accessibili e tutti, sia in termini di accesso alle informazioni, sia in termini di accesso alla libera impresa.

Per concludere, se alcuni modelli di business sono in crisi, e' inutile puntare il dito contro la pirateria. Quei modelli di business piu' realmente non sono al passo con i tempi o sono fuori mercato in termini prettamente economici. Ultimo esempio per capirsi meglio. Una famiglia con due figli piccoli va al cinema. 10 euro di biglietto a testa, pop corn, coca, 3 euro di parcheggio, la benzina, il traffico, il gelato a fine serata, ecc ecc... Totale ? Troppo. Risultato: cinema deserto. Non e' quindi la pirateria; se magari il biglietto fosse 2 euro, il parcheggio gratis, cibi e bevande a prezzi ragionevoli le sale sarebbero piene come anche le tasche degli operatori. Quindi chi e' vittima del suo mal pianga se stesso, e non dia la colpa ad altri...
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